Libertà di espressione e hate speech online: la sfida del Digital Services Act

03.09.2025

Con l'esplosione dei social network e delle piattaforme digitali, la libertà di espressione ha acquisito nuove forme e dimensioni. Allo stesso tempo, però, sono aumentati in modo esponenziale i discorsi d'odio (hate speech), che colpiscono minoranze etniche, religiose, di genere e comunità LGBTQ+.
L'Unione Europea ha risposto con il Digital Services Act (DSA), entrato in vigore nel 2024, che ridisegna le responsabilità delle grandi piattaforme online e mira a proteggere sia la libera circolazione delle idee, sia i diritti fondamentali delle persone.

Quadro giuridico

  • Art. 10 CEDU: tutela della libertà di espressione, con possibilità di limitazioni in caso di discorsi d'odio.

  • Art. 21 Carta dei diritti fondamentali dell'UE: divieto di discriminazione.

  • Direttiva UE 2018/1808: misure contro contenuti di incitamento all'odio nei servizi audiovisivi.

  • Digital Services Act (UE 2022/2065): nuovi obblighi per le piattaforme, tra cui:

    • Rimozione rapida di contenuti illegali.

    • Maggiore trasparenza sugli algoritmi.

    • Supervisione pubblica dei sistemi di moderazione.

Libertà di espressione vs contrasto all'odio

Il dilemma centrale è come bilanciare la libertà di parola con la necessità di proteggere individui e comunità da abusi.

  • Una censura eccessiva rischia di comprimere il dibattito democratico.

  • Una regolamentazione insufficiente lascia campo libero a hate speech, disinformazione e attacchi personali.

La Corte EDU ha più volte ribadito che l'hate speech non è protetto dall'art. 10 CEDU, soprattutto se incita alla violenza o discrimina in modo diretto e grave (caso Erbakan vs Turchia, 2006).

Casi concreti

  • Germania (2021): condanna per commenti d'odio su Facebook contro rifugiati, applicando la NetzDG (legge nazionale contro l'hate speech).

  • Italia (2022): il Garante per la Privacy ha richiamato una piattaforma per la diffusione di messaggi discriminatori nei confronti di persone LGBT.

  • USA vs Europa: mentre negli Stati Uniti prevale il Primo Emendamento (libertà di parola quasi illimitata), l'Europa adotta un approccio più bilanciato, privilegiando la protezione della dignità umana.

Le novità del Digital Services Act

Il DSA introduce regole più chiare e vincolanti per le piattaforme:

  1. Obblighi di trasparenza sugli algoritmi che influenzano la visibilità dei contenuti.

  2. Segnalazione semplificata per gli utenti che individuano contenuti d'odio.

  3. Audit indipendenti per verificare il rispetto delle regole.

  4. Responsabilità delle Big Tech: multe fino al 6% del fatturato globale per chi non rispetta il regolamento.

Sfide ancora aperte

  • Moderazione automatica: l'uso dell'IA per filtrare contenuti rischia di rimuovere post legittimi (overblocking).

  • Cooperazione tra Stati membri: servono criteri uniformi per definire cosa sia "contenuto illegale".

  • Tutela delle minoranze: occorre monitorare che i gruppi vulnerabili non siano lasciati senza protezione effettiva.

Prospettive future

Il Digital Services Act è solo un punto di partenza. La lotta all'hate speech deve coinvolgere:

  • Educazione digitale nelle scuole.

  • Campagne di sensibilizzazione sui social media.

  • Collaborazione tra società civile, istituzioni e piattaforme.

Conclusione

La libertà di espressione è un pilastro della democrazia, ma non può essere usata come scudo per diffondere odio e violenza. L'Europa, con il Digital Services Act, sta cercando di costruire un equilibrio difficile ma necessario: un internet che sia al tempo stesso libero e sicuro.
SOS Diritti e Legalità continuerà a vigilare, affinché la difesa della dignità umana resti il criterio fondamentale di ogni regolamentazione digitale.

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